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    <title>Comunicatis on ReStrike</title>
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    <description>Recent content in Comunicatis on ReStrike</description>
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      <title>Ultima chiamata per ridare un futuro all&#39;università</title>
      <link>https://restrike.net/comunicati/2022-12-13-ultima-chiamata-ridare-futuro-universita/</link>
      <pubDate>Tue, 13 Dec 2022 00:00:00 +0000</pubDate>
      
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      <description>Lettera aperta a tutt3 l3 docenti degli atenei italiani</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Da luglio scorso l3 precari3 della ricerca si stanno mobilitando per denunciare le conseguenze della riforma del reclutamento universitario e del pre-ruolo, D.L.36/2022 (PNRR2) convertito in legge (L. 79/2022) il 29 giugno scorso. Dopo la sua costituzione (20-07), le due assemblee nazionali (4 e 30-11) e la giornata di mobilitazione (18-11), come coordinamento “ReStrike” abbiamo deciso di lanciare l’allarme e scrivere una lettera aperta rivolta a tutt3 l3 strutturat3, ricercator3 a tempo determinato e docenti, per capire se esista l’intenzione a far fronte comune per invertire la drammatica situazione che si sta producendo. Ad oggi, infatti, l’impressione è che larga parte dell’accademia finga di non comprendere che la situazione attuale è del tutto in linea con la traiettoria impressa al sistema universitario italiano dalle diverse compagini governative che si sono succedute dal 2005 a oggi.</p>
<p>Se, inizialmente, avevamo ritenuto che l’eliminazione degli assegni di ricerca e l’istituzione del contratto di ricerca potesse considerarsi positiva qualora garantite “determinate condizioni” (maggiori risorse a copertura, estensione del transitorio per evitare espulsione di oltre 5000 precar3 e abolizione di borse di ricerca e contratti di docenza), ci preme oggi, mentre comunque attendiamo l’ufficialità della proroga recentemente annunciata dalla ministra Bernini, sottolineare quanto fossero alla radice inaccettabili alcune intenzioni di fondo del legislatore.</p>
<p>Leggendo la relazione di accompagnamento alla Legge 79/2022, emergono, con una schiettezza sconcertante, i reali obiettivi della riforma:</p>
<blockquote>
<p>«gli effetti della disposizione e del nuovo e più alto importo della singola posizione potranno avere l’effetto di una riduzione del numero assoluto di soggetti titolari delle stesse, contribuendo a una più precisa e funzionale canalizzazione delle risorse, anche al fine di ridurre le pressioni per ulteriori interventi normativi tesi alla stabilizzazione dei soggetti che avessero goduto di tali contratti».</p>
</blockquote>
<p>Lo stralcio riportato è chiaro: ridurre, da subito, precar3 e relative richieste di stabilizzazione. Tali affermazioni, oltre a costituire per noi un affronto a passione e impegno che mettiamo nel nostro lavoro, pensiamo rivelino con chiarezza quale sia il futuro dell’Università immaginato da chi ha concepito la riforma: un ulteriore depauperamento del comparto le cui difficoltà vengono risolte rimuovendo persone e sapere correlato. Noi, che al pari d3 associat3 e ordinari3 osserviamo quotidianamente le dinamiche di potere profondamente asimmetriche e le forme che il lavoro di ricerca ha assunto negli ultimi anni, non vogliamo accettare passivamente che l’Università subisca l’ennesimo violento attacco, e che il nostro lavoro e le nostre vite vengano nuovamente insultate e svilite.</p>
<p>Scriviamo dunque questa lettera all3 docenti, perché ci sembra arrivato il momento in cui il “corpo vivo” degli atenei apra una riflessione sulle forme del lavoro accademico e, in ultima istanza, su significati e obiettivi che la produzione di conoscenza dovrebbe porsi. Essendo fermamente convinti che alimentare ma ancor prima tutelare e difendere l’Università sia responsabilità di noi tutt3, auspichiamo partecipazione e adesione di tutt3 l3 docent3 a confronti e mobilitazioni prossimi a venire.</p>
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      <title>Nessuno escluso: la mobilitazione dei ricercatori precari continua!</title>
      <link>https://restrike.net/comunicati/2022-11-24-nessuno-escluso/</link>
      <pubDate>Thu, 24 Nov 2022 00:00:00 +0000</pubDate>
      
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      <description>&lt;p&gt;Durante la seduta congiunta della VII Commissione di Camera e Senato, nel pomeriggio di martedì 22 novembre, la Ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini ha esposto parte delle sue linee programmatiche. Nel tripudio, più che consueto oramai, di ‘eccellenza’ e ‘merito’, condito con l’aumento (ancora?!?) dei finanziamenti privati alla ricerca, la Ministra ha dedicato le battute finali alla riforma del preruolo, chiarendo che il contratto di ricerca non partirà dal Primo gennaio prossimo, come indicato dalla Legge 79/2022, ma ci sarà una proroga per gli assegni di ricerca.&lt;/p&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Durante la seduta congiunta della VII Commissione di Camera e Senato, nel pomeriggio di martedì 22 novembre, la Ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini ha esposto parte delle sue linee programmatiche. Nel tripudio, più che consueto oramai, di ‘eccellenza’ e ‘merito’, condito con l’aumento (ancora?!?) dei finanziamenti privati alla ricerca, la Ministra ha dedicato le battute finali alla riforma del preruolo, chiarendo che il contratto di ricerca non partirà dal Primo gennaio prossimo, come indicato dalla Legge 79/2022, ma ci sarà una proroga per gli assegni di ricerca.</p>
<p>È chiaro che l’intervento della Ministra Bernini è stato non poco problematico. Nell’annunciare la proroga, ha lasciato intendere che, quello della ricerca, non sarebbe lavoro dipendente, difendendo implicitamente l’istituto dell’assegno di ricerca, con ambigui riferimenti alla positiva nonché sostanziale libertà della para-subordinazione (l’assegno, dal punto di vista delle tipologie contrattuali, è un Co.co.co.).</p>
<p>Le parole della Ministra sono dunque lo stimolo per rilanciare con forza e determinazione la lotta: intanto la proroga che, se davvero deliberata, eviterà un’emorragia di posti di lavoro (1/3 delle/degli assegniste/i), obiettivo per noi decisivo; ma servono subito risorse per superare, una volta per tutte, la precarietà di massa nella ricerca pubblica. Il contratto di ricerca va difeso, ed è pure giunto il momento di alzare l’asticella: va ridotto il tempo del preruolo e, con risorse aggiuntive, avviato un piano straordinario di reclutamento che faccia fronte ai 20.000 strutturati andati perduti dal 2008 a oggi.</p>
<p>Per quanto riguarda la proroga, nonostante non siano stati specificati i tempi, fondamentali per tutelare chi si trova nel limbo del rinnovo o della scadenza del proprio assegno, l’annuncio della Ministra segnala che la mobilitazione messa in campo nelle ultime settimane, a partire dalla grande assemblea nazionale del 4 novembre e dal protagonismo delle e dei ricercatrici/ricercatori precari nella giornata del 18 novembre, sta cominciando a fare breccia.</p>
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